.
autore del post associazionencl
Iscritto ai nuovi mostri dal 25 gennaio 2010 Leggi le sue attivitá nei nuovi mostri leggi tutti i contributi
Questo è uno spazio dedicato alle associazioni culturali che resistono all'avanzata dei "Nuovi mostri", una rete per promuovere riflessioni sullo stato del Paese, per tenere insieme partigiani di valori scomparsi.
contributo inviato da associazionencl il 15 luglio 2017
MUTATIS MUTANDIS

Si potrebbe non credere che siano passati quasi cinque secoli da quando uno zelante Daniele da Volterra si adoperò per infilare le braghe a santi e sante della Sistina, arrivando addirittura, come nel caso delle figure di Santa Caterina d’Alessandria e di San Biagio, a distruggere e rifare l’affresco michelangiolesco poiché gli appariva oscena la posa della santa nuda chinata con il santo alle sue spalle ripiegato su di lei. Era il 1564, ma nonostante questi 450 anni che ci separano dalla solerzia del “Braghettone” ( è questo il nome con cui è da allora conosciuto lo scrupoloso artista) ancora è molto attivo il popolo delle mutande, quello che è capace di strumentalizzare, a fine più politico che morale ovviamente, qualsiasi cosa pur di ricordare la propria esistenza ad un mondo che, per la verità, la ignora. E così ci ritroviamo a Potenza come nella Capitale, al Museo Provinciale come nei Musei Capitolini, a girare di faccia al muro (e già, è questo che è stato fatto seppure solo per qualche ora nel Museo di Potenza) alcune opere della mostra “Intramoenia”, inaugurata lo scorso 7 luglio, e non già per la visita di un Hassan Rouhani, ma per la “condanna” di una cittadina scandalizzata da alcune immagini. Purtroppo però, come scrisse Pasolini, “Chi si scandalizza è sempre banale; ma, aggiungo, è anche sempre male informato”. E chi è male informato dovrebbe avere l’umiltà di informarsi prima di puntare il dito e ergersi a moralizzatore e censore. Insomma, per essere espliciti, chi non capisce l’arte e neanche ha voglia di capirla, dovrebbe evitare di sollevare polveroni che potrebbero facilmente ritorcerglisi contro. Cominciamo con le puntualizzazioni dunque. La Presidente del Popolo della Famiglia (notoriamente popolo di percentuale da prefisso telefonico) solleva il problema di una Istituzione pubblica che ospita una mostra ritenuta “fosse anche solo dal Popolo della Famiglia” offensiva della sensibilità; non mi pare abbia mai invece sollevato il problema di patrocini, sponsorizzazioni e spazi pubblici offerti a mostre d’arte sacra con il loro gran tripudio di immagini di morte spesso raccapriccianti, probabilmente capaci di ferire la sensibilità di persone, sicuramente più numerose di quelle appartenenti al Popolo della Famiglia, che ritengono le istituzioni pubbliche laiche e che potrebbero voler difendere i loro figli dalla violenza che si sprigiona da certi martiri o Ecce Homo. La signora grida allo scandalo anche per la nudità di tre fanciulle coperta da una immagine della Madonna; l’opera in questione, di Dario Carmentano, è stata da lui stesso ben “spiegata” e inserita in un contesto di denuncia che ( ah, la scarsa informazione!) non solo non è offensiva, ma è addirittura in difesa di determinati valori oggi troppo spesso assoggettati al marketing e alla superficialità. Ma se anche l’eccellente artista materano avesse taciuto, solo chi fa della strumentalizzazione la propria professione poteva trovare nella sua opera qualcosa di indecente. Pur volendo infatti assoggettarsi a considerare la nudità un gran peccato ( ditelo poi ai Rubens, ai Michelangelo, ai Guttuso ecc…), un’immaginetta di Maria che copre l’ “indecenza” andrebbe letta più come un intervento salvifico nei confronti delle tre “peccatrici” che come un’offesa nei confronti della Madonna. Ma “a far indignare il Popolo della Famiglia è la possibilità che questa mostra possa poi essere vista da bambini e scolaresche…” aggiunge la Presidente. E così finiscono di faccia al muro anche le sbigottite pudenda di un ritratto firmato da Pino Lauria, un Crocifisso in equilibrio sul naso del blasfemo Carmentano ed un altro Lauria in versione satiro con l’aureola. Certo che i bambini non le reggerebbero immagini così. Non le reggerebbero allo stesso modo di come mai potrebbero reggere i genitali del Cristo di Brunelleschi che penzolano dalla croce, o il fallo marmoreo del michelangiolesco Cristo della Minerva, o ancora i seni sprizzanti, sensualmente offerti dalle tante madonne del latte. E tra queste, se volessimo prenderne una a caso, come una scolaresca innocente potrebbe mai reggere la blasfemia dell’algida Madonna di Jean Fouquet? Come le si potrebbe mai spiegare che sotto il nome di “Madonna del latte in trono con il bambino”, nei panni ricchi e sensuali di una regina si cela il ritratto di Agnès Sorel, amante di re Carlo VII, nota per la bellezza del suo seno che amava scoprire abbondantemente? Come non trovare scandalosa e blasfema l’ipocrisia di sacralizzare una cortigiana? E perché dovremmo credere che le tornite figurine rosse che contornano una “vergine” così profana siano serafini e non angeli infernali? Da quanti secoli queste immagini violentano l’innocenza dei nostri figli nelle Istituzioni pubbliche in cui li portiamo per accrescere la loro cultura e addirittura nelle chiese in cui li portiamo per pregare? Non sarà scandaloso che le nostre bambine apprendano l’anatomia del maschio, in tenera età, dai genitali dei santi? O che chiedano spiegazioni sul gesto inequivocabile della fanciulla che, in un quadro del Rubens, offre il suo seno a un laido vecchio? Come glielo spieghiamo che quella è l’allegoria della carità filiale?

Ovviamente, prima che si scandalizzi di nuovo ( due scandali a breve distanza potrebbero certo far male alla Presidente), tengo a precisare che c’è chi è convinto che nell’arte, e quindi anche in tutte le straordinarie opere citate, fermare la propria attenzione sui retroscena o sui bassoventre e i fondoschiena equivale a contemplare il Creato soffermandosi sui pruriginosi ponfi delle zanzare; perciò non credo ci sia possibilità che qualcuno, benché bambino, subisca shock né per il nudo di Cristo né per l’aureola di Pino Lauria. Insomma, si può anche capire che le lotte iconoclaste possono tornare utili per dar fuoco al poco spirito di cui si dispone, ma sarebbe scaltro comprendere che di questi incendi non è mai morta la civiltà né l’arte. E diciamolo: il pretesto una volta è il gender, una volta è Fa’afafine, un’altra il Pride, stavolta Carmentano. Non credo tuttavia che la signora Giorgio o le interrogazioni dei suoi referenti politici possano sperare di spaventare il mondo più di quanto non lo abbia spaventato il terrorismo fondamentalista che continua a minacciare di far saltare in aria il duomo bolognese di San Petronio per via di quel Maometto seviziato e collocato all’inferno nell’affresco quattrocentesco di Giovanni da Modena. In realtà se ci pensa, gentile signora, i fondamentalisti ragionano con la stessa stringente logica del suo Popolo della Famiglia e in questa logica avrebbero pure ragione, perché di certo il Profeta torturato, umiliato e condannato al fuoco eterno non è proprio un bel vedere per la sensibilità religiosa di chi ha un credo diverso dal suo. Ma, ci scommetterei, che lei direbbe che chi si sente offeso può anche andarsene dal nostro Paese. Ecco. Ottima idea. Chi si sente offeso, non vada al museo e non ci porti i figli.

Anna R. G. Rivelli



TAGS : POTENZA  ANNA R. G. RIVELLI  NOICITTADINILUCANI  ARTISTI LUCANI  INTRAMOENIA  MUSEO PROVINCIALE  POPOLO DELLA FAMIGLIA 

commenti: