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autore del post associazionencl
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contributo inviato da associazionencl il 15 luglio 2017
OBSISTENZA

Il tema del n.4 della rivista Sineresi è l'obsistenza. La parola, ma soprattutto il significato per cui è stata coniata (modellandola sul verbo latino obsistere e contrapponendola al tanto abusato concetto di resilienza), ha suscitato grande interesse e condivisione, cosicché oltre ad essere stata utilizzata in tutti gli articoli del citato numero di Sineresi, sta diventando di uso comune tra quanti hanno avuto modo di conoscerla. Il suggerimento, provenuto da più parti, di proporla all'Accademia della Crusca come nuova parola della lingua italiana è stato perciò accolto e sembra che le segnalazioni siano state numerose, visto che OBSISTENZA compare sul sito dell'Accademia tra le parole più segnalate.

Mi sembra giusto, pertanto, chiarirne il significato cosicché possa essere utilizzata consapevolmente da chi ne fosse affascinato e, eventualmente, volesse contribuire a farla crescere segnalandola a sua volta all'Accademia della Crusca ( ecco il link utile per farlo http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/parole-nuove/segnala-nuove-parole?parola=obsistenza ).

Qui di seguito, a scopo esplicativo, la trascrizione dell'Editoriale del n. 4 della rivista "SINERESI -il diritto di essere eretici"

L'OBSISTENZA

L’abbiamo chiamata obsistenza, perché obsistere è più che resistere, più che essere resilienti. L’abbiamo chiamataobsistenza perché obsistere è contrapporsi, opporsi, impedire. Ci interessa dell’Uomo lo slancio titanico talvolta dolente e persino rassegnato, talvolta eroico e pieno di aspettative. Ci interessa il sogno di chi crede di poter cambiare il mondo e la rabbia di chi non ci crede, ma non smette di lottare perché non smette di essere uomo. Ci interessa tutto ciò che è inequivocabilmente ed inesorabilmente contrario alla passiva accettazione di uno status quo, tutto ciò che si erge contro la deformazione personale/sociale nell’ottica dell’adattamento finalizzato alla propria mera sopravvivenza; ci interessa ciò che cambia il male e non ciò che cambia in male per poter restare. Per questo noi tutti parliamo di obsistenza e parliamo di poesia, di musica, di politica e narrativa, di arte… parliamo di cultura perché la cultura è per sua natura obsistente, perché la cultura è pensiero, è riflessione, è movimento e bellezza. La cultura è ciò che cambia lo sguardo per poter cambiare il paesaggio, è il mutamento del cielo che crea le stagioni; la cultura è scomoda, profetica, scandalosa, spesso arrabbiata; la cultura che ha bisogno di obsistere sperimenta l’angoscia, l’emarginazione, lo smarrimento, l’umiliazione, ma resta viva, viva e oppositiva e propositiva e salda nella sua lotta troppe volte denigrata e incompresa, mai suddita, mai sconfitta davvero.

L’abbiamo chiamata obsistenza perché è obsistere che si deve.

                                                                                                                    Anna R.G. Rivelli


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