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autore del post associazionencl
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contributo inviato da associazionencl il 23 luglio 2016
La rivoluzione mai vista

Nino Grasso, portavoce del Presidente Pittella, ha intesto replicare così http://noicittadinilucani.ilcannocchiale.it/post/2848912.html all’articolo del post precedente.

Qui di seguito la controreplica.


Gentile Direttore,

mi spiace rubare ancora un po’ di spazio al suo giornale per prendermi il gusto di ringraziare Nino Grasso; è che io adoro le persone che sanno così bene dipingersi da sé, senza arrecare disturbo a chi pure potrebbe volergli fare il ritratto. Solo che non ho ben capito se l’excursus del dott. Grasso sulla attività lavorativa della sottoscritta , con particolare menzione alla lunga collaborazione con un altro quotidiano, sia un modo maldestro per ammonire un giornale che lascia spazio al dissenso o solo un tentativo di accreditarsi come mio biografo ufficiale da parte di chi presume (brutta cosa la presunzione!) di sapere della mia vita più cose di quante io stessa ne sappia. Non posso che dirgli grazie, comunque, per essersi così ben presentato, perché altri motivi per apprezzarlo io proprio non ne avrei, non come bancario ( non ho molto a che fare con le banche), né come giornalista, dacché nella mia fervida fantasia di romanziera ho sempre immaginato il giornalista come uno che sintonizza la penna con la propria testa, cosa che chi per mestiere deve portare la voce altrui proprio non può fare dovendo esprimere il presidente pensiero qualunque esso sia. E già, perché i tentativi che il signor Grasso fa di smorzare le voci dissenzienti tentando di offendere la parola ( e la persona) d’altri non sono cosa nuova e la stessa fedeltà di scudiero è stata negli scorsi anni ampiamente testimoniata da altre sue violente risposte in conto terzi. Però un paio di appunti al dottor Grasso vanno fatti. Il primo è che usare i termini professoressa, insegnante, intellettuale come una deminutio nei confronti di chi li riceve non è prudente perché non fa che evidenziare quella sottocultura che, a parere della sottoscritta, è una piaga di molta classe dirigente, la quale non ha tempo “per corteggiare il narcisista intellettuale di turno” perché spesso impegnata a corteggiare narcisisti di più proficuo mestiere. Il secondo appunto riguarda invece la sua distratta analisi di quanto da me precedentemente scritto ed è quasi incredibile che, come egli stesso dichiara, abbia “riletto più volte” e ciò nonostante nemmeno sia riuscito a trovare “qualche critica”; si vede che per il dottor Grasso la rappresentazione della verità (l’assessore Berlinguer implicato in questioni poco edificanti, la dottoressa Franconi tenuta in giunta solo per problemi di genere, il Robortella junior così poco garante per il nostro territorio e il nostro ambiente ecc…) rappresenta non una critica legittima, bensì un insulto. E in realtà ha pure ragione, perché tutto il quadro è sì un insulto, ma non da parte mia alle Istituzioni, bensì da parte delle Istituzioni a tutta la comunità regionale. Cosicché scambiare per “difesa di un singolo esponente di partito” la vibrante richiesta di un cambio di passo è un grosso granchio preso (ma ci sono anche i granchi nell’acquario?) da parte di Grasso perché non tiene conto che la scrivente non è portavoce di nessuno e perciò può prendersi il lusso di stigmatizzare comportamenti positivi e/o negativi senza preoccuparsi del soggetto che li pone in essere. In ultimo vorrei tranquillizzarlo: la vittoria di Marcello Pittella è stata talmente metabolizzata e pure digerita che la comunità regionale sembra avere ancora molta fame di quella rivoluzione che era stata annunciata e che mai si è vista. E poi anche mi dispiace che si sia voluto leggere come offensivo il termine “califfo”, che addirittura si sia andati “con la memoria a episodi drammatici e inquietanti che riguardano il cosiddetto califfato turco”! Si rilassi, dottor Grasso, non sia così prevenuto nei confronti di chi critica il Presidente! Pensi solo che i gladiatori erano per lo più schiavi, criminali, prigionieri di guerra e galeotti! Orsù! Il califfo è pur sempre un capo.

Anna R. G. Rivelli


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